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PostHeaderIcon Io vivo in montagna, presentazione di Antonio Ramenghi

IO VIVO IN MONTAGNA

Presentazione di

Antonio Ramenghi
Direttore di Corriere delle Alpi, Il Mattino di Padova, la Nuova di Venezia e Mestre, la Tribuna di Treviso

L’orgoglio, la tenacia, la voce della montagna

“Io vivo in montagna”, così titola, beato lui, il suo ultimo libro Stefano Vietina, in cui raccoglie gli articoli scritti per il Corriere delle Alpi.
Ho letto questo titolo come una sorta di grido che proclama l’orgoglio, la tenacia, la fortuna di questa terra benedetta dal cielo per le sue straordinarie bellezze, ma insieme come una richiesta di attenzione, una richiesta di amore che questa terra e i suoi abitanti fanno perché se ne preservi il territorio, la vita sociale, il futuro.
Vietina ci conduce alla scoperta delle tante eccellenze culturali ed economiche del territorio, di tanti personaggi, di tante piccole comunità sparse sulla montagna. Ecco gli abeti rossi della Val Visdende, il museo dei Papi a Lorenzago, il mitico Miramonti di Cortina, il Lago di Auronzo con le Tre Cime di Lavaredo, le tre superbe sorelle, ambita conquista che resta sogno inarrivabile di ogni scalatore della domenica come il sottoscritto.
Quanti posti, quanti odori, quanti sapori si mescolano inebriandoti davanti a scenari da paradiso dove ogni volta che ti avvicini senti un moto profondo, ancestrale, senti che è questa natura, sono questi luoghi che dovresti vivere, perché esaltano la tua più vera e profonda umanità.
Vietina li racconta con tratto da cronista attento e rispettoso, con una leggerezza che non inficia la profondità di analisi e di racconto, come sa fare solo chi ama veramente con mente libera. Con lo stesso occhio e con lo stesso cuore Vietina visita le tante imprese che sono l’orgoglio di questa terra: da quelle della occhialeria, alle cooperative del latte, da quelle del marmo, a quelle che producono robot, sì proprio robot, e via via tutte le altre, comprese alcune banche che qui più che altrove restano saldo presidio per l’economia locale. O quando affronta problemi e prospettive del turismo, risorsa decisiva per questi territori, che richiede investimenti pari almeno all’attenzione dovuta al rispetto della natura. O quando ci racconta le specialità della cucina e dei dolci, gelati compresi, altro asset da non trascurare.
Se proprio si vuole sollevare una obiezione, è che in questo libro non appaiono le difficoltà, spesso drammatiche, che in questi ultimi anni hanno colpito anche la montagna, con la crisi di alcune aziende, le difficoltà di tante famiglie, la fatica di molte amministrazioni a garantire il welfare per i cittadini.
Ma Vietina ha scritto un libro d’amore e questa assenza va interpretata come un augurio: guardiamo avanti, superiamo le difficoltà con il tanto di buono e di bello che ancora abbiamo.

QUI

e verrà spedito per posta, al prezzo maggiorato di 1 euro per rimborso spese postali

 

PostHeaderIcon Io vivo in montagna, prefazione di Massimo Marchiori

IO VIVO IN MONTAGNA

Prefazione di

Massimo Marchiori
Professore di Computer Science,
Università di Padova, Visiting professor al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston



Mai più periferia: con internet la montagna può tornare al centro

Ho conosciuto per la prima volta Stefano Vietina anni fa, quando aveva da poco preso in mano le redini dell'Area Relazioni pubbliche dell’Università di Padova. Prima di allora, nessuno all'interno dell'Ateneo si era interessato, dal punto di vista dei risvolti comunicativi, della mia attività scientifica. Sono rimasto stupito, quindi, nel vedere questo nuovo dirigente che veniva a trovarmi nel mio ufficio per spiegarmi che, sì, anche l’Università di Padova aveva un ufficio di relazioni con i media, e che erano interessati a conoscermi, a sapere della mia storia di scienziato, dei miei nuovi risultati, ed eventualmente mettermi in contatto con la stampa. Il tutto, come parte di una nuova campagna per valorizzare l’Università tramite i suoi scienziati migliori, e per fare emergere quanto di buono ed innovativo veniva fatto. Tutte cose normali per una Università statunitense, dove il rapporto con i media viene curato proattivamente ma, come detto, sconosciute fino a quel momento a Padova.
Quello che era successo alla fin fine era semplice. Energia e concretezza: la persona giusta al posto giusto, con l’entusiasmo e la sua competenza, aveva cambiato il rapporto con i media dell’Università, mettendosi in gioco in prima persona per dare una sterzata.

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